Le riflessioni di chi si arrampica sugli specchi

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domenica 7 agosto 2016

Non tutti i giorni sono uguali

A volte il destino gioca come un gatto col topo. Erano le 14 del pomeriggio, un giorno lento, come tanti ultimamente al lavoro, era un periodo così, ci dicevamo. Pensavo a Lucia, che non vedevo da tanto tempo e pensavo a mia figlia, lontana anche a lei, ormai erano due anni che non la vedevo.

Mi sentivo stanco, ed ero solo, ma cercavo di farmi forza. Squilla il telefono, è Lucia, già mi sento meglio.

"Come stai?"
"Stanco, stanco mentalmente, mi sento triste, quando vieni?"

"Adesso non posso, non so quando".

Ormai sentivo sempre la stessa risposta da tanto tempo, mancava la volontà di un piano comune, la sentivo distante e glielo dico, sperando mi capisse.

"Cosa devo fare Valerio? Ho tante cose da fare!"
"Però per gli altri trovi sempre il tempo ..."
"Sempre a lamentarti, tu sei pazzo, non voglio stare insieme ad un pazzo. Ciao". E mi riattacca il telefono in faccia.

Non faccio in tempo neanche a rendermi conto cosa sia successo, mi ha lasciato? Al telefono, così? In quel momento il mio capo mi chiama in ufficio.

"Valerio, come va?"
Fingo, "tutto bene", rispondo.
"Senti, lo sai quanto penso che tu sia un elemento valido, e vorrei fare tutto quel che posso per te, ma ultimamente il lavoro è poco, devo lasciarti andare".

Lasciarti andare, eufemismo per licenziarti.

"Ho bisogno che tu rimuova tutto dal tuo ufficio entro questa sera, comunque riceverai due settimane di stipendio".

Entro in uno stato di trance, libero le mie cose e vado a casa. Cerco di non pensare, mi svago su internet e vado sulla mia pagina Facebook e lì vedo mia figlia, le sue foto, tante. Era a New York, era, perché è già andata via, tornata in California, dopo una settimana, ma non mi ha nemmeno telefonato, nemmeno mandato un messaggio per farmelo sapere, magari per vederci, pranzare insieme, e solo allora capisco quello che è successo quel giorno, perso il lavoro, compagna, figlia.

Non mangio e vado a letto. Vorrei cancellare tutto, vorrei finirla ma prima vorrei cancellarmi dai neuroni di tutti, amici, parenti, Lucia, mia figlia, non voglio far male a nessuno, ma non voglio stare male nemmeno io. Vorrei andare via senza che nessuno se ne accorga, come se non fossi mai esistito veramente, almeno non dovrei sentirmi in colpa per essermene andato. Guardo il sito "Dignitas", in Svizzera, vorrei andare lì. Ma non posso cancellarmi dai neuroni della gente, non posso cancellarmi dalle loro menti, quei piccoli neuroni hanno pezzettini di me, hanno ricordi di me, hanno immagazzinato astratte impressioni della mia esistenza. Poi mi giro nel letto e penso a quanti giorni ci vorrebbero prima che qualcuno si renda conto della mia mancanza, non c'è nessuno con me, almeno prima mi parlavo con Lucia tutti i giorni, adesso non farò più nemmeno questo. Non ho più nemmeno un lavoro ed ho già dovuto portare via da lì tutto a casa, nessuno se ne accorgerà nemmeno al mio lavoro che manco. Non ci sarebbe tanto da cancellare di me, forse solo dalla mente dei miei genitori, di mia mamma e di mio papà, mia sorella e mio fratello, per il resto dagli altri sono già stato dimenticato o lo sarò presto.

Vorrei potermi addormentare, vorrei poter dormire, e non svegliarmi più. Un altro giorno è passato, un giorno che ne ha cancellati tanti, vorrei che fosse l'ultimo.





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