Le riflessioni di chi si arrampica sugli specchi

Le riflessioni di chi si arrampica sugli specchi

Random Posts

domenica 27 novembre 2016

Forse non tutti sanno che ...

Il DVD è una invenzione italiana, anzi, per meglio dire, romana. Il nome è infatti una storpiatura del romano "Da vedé".

Quando il laboratorio di Roma creò i DVD, che avevano una qualità molto migliore dei sostegni audiovisivi a cassetta ancora in vigore, uno dei ricercatori esclamò "Ahò, questo è per i film da vedé", cioè i film belli, che si devono vedere.

"Da vedé" divenne il nome del nuovo sostegno, poi ripreso dagli statunitensi che ne storpiarono il nome in "DVdé" e poi "DVD".

Così nacque il nome DVD.


--Da "La vera storia dell'origine delle parole" e "Fatti pochi noti al pubblico"

sabato 26 novembre 2016

Il blog di Valentino

Il blog di Brillo tornerà ad essere il blog di Valentino

giovedì 29 settembre 2016

Assente

La tua espressione, il tuo sorriso
che piange nascosto e non chiede
perché già pago di tante
delusioni e rassegnato ride
per fugare altre illusioni
che conosce troppo bene.

Assente, come lo sguardo
che guarda ma non
vede, che osserva ma non
pensa, che dimentica ma non
sa più andare avanti.

lunedì 22 agosto 2016

Solo

Anelando l'eco dei miei pensieri più felici,
ritrovo labbra fuggenti
che portano l'odore
di una memoria, di un bacio
ma si perdono nei solchi velati
dove mi lasciasti.

Sono solo sensazioni vivaci
perché non è che il riflesso
di un'immagine, un ricordo
che trasale e riempie
e svuota allo stesso tempo
e muore lento mietendo
un passato diverso
che sfocia in un presente
dove forse sono, ora, solo.

domenica 7 agosto 2016

Shenandoah

Migliaia di passi nei boschi ad attraversare ruscelli, vedere cascate, in un grandissimo parco, io e Lucia, per ore, a camminare. Seaglópur dei Sigur Rós suona nella mia testa. Passiamo per un sentiero, una foglia arancione attaccata ad un filo di ragnatela luccicante per la rugiada danza di fronte a noi, ci saluta, ci fa entrare nel bosco, io e Lucia, mano nella mano, sudati per la fatica ma felici, sorridenti, vediamo il futuro.

Arrivati in uno spiazzo ci sediamo su dei sassi, ci guardiamo, in silenzio, parlano le nostre anime, anzi sorridono solo, nemmeno loro hanno bisogno di parlare, sono i nostri guardi a tenersi per mano, i nostri sorrisi. Il cammino è difficile, sale e scende, attraversa ruscelli, ma a noi piace così, perché siamo insieme e anche perdersi ci diverte. Tornati indietro passiamo la notte in tenda, piove ed entra l'acqua, ci svegliamo e corriamo in bagno ad asciugare i vestiti, inzuppati, usando gli asciugamano elettrici, ridiamo alle 4:30 di notte, poi torniamo a dormire. Al mattino piove ancora, smontiamo la tenda, partiamo, il sole ce l'abbiamo dentro.

Non tutti i giorni sono uguali

A volte il destino gioca come un gatto col topo. Erano le 14 del pomeriggio, un giorno lento, come tanti ultimamente al lavoro, era un periodo così, ci dicevamo. Pensavo a Lucia, che non vedevo da tanto tempo e pensavo a mia figlia, lontana anche a lei, ormai erano due anni che non la vedevo.

Mi sentivo stanco, ed ero solo, ma cercavo di farmi forza. Squilla il telefono, è Lucia, già mi sento meglio.

"Come stai?"
"Stanco, stanco mentalmente, mi sento triste, quando vieni?"

"Adesso non posso, non so quando".

Ormai sentivo sempre la stessa risposta da tanto tempo, mancava la volontà di un piano comune, la sentivo distante e glielo dico, sperando mi capisse.

"Cosa devo fare Valerio? Ho tante cose da fare!"
"Però per gli altri trovi sempre il tempo ..."
"Sempre a lamentarti, tu sei pazzo, non voglio stare insieme ad un pazzo. Ciao". E mi riattacca il telefono in faccia.

Non faccio in tempo neanche a rendermi conto cosa sia successo, mi ha lasciato? Al telefono, così? In quel momento il mio capo mi chiama in ufficio.

"Valerio, come va?"
Fingo, "tutto bene", rispondo.
"Senti, lo sai quanto penso che tu sia un elemento valido, e vorrei fare tutto quel che posso per te, ma ultimamente il lavoro è poco, devo lasciarti andare".

Lasciarti andare, eufemismo per licenziarti.

"Ho bisogno che tu rimuova tutto dal tuo ufficio entro questa sera, comunque riceverai due settimane di stipendio".

Entro in uno stato di trance, libero le mie cose e vado a casa. Cerco di non pensare, mi svago su internet e vado sulla mia pagina Facebook e lì vedo mia figlia, le sue foto, tante. Era a New York, era, perché è già andata via, tornata in California, dopo una settimana, ma non mi ha nemmeno telefonato, nemmeno mandato un messaggio per farmelo sapere, magari per vederci, pranzare insieme, e solo allora capisco quello che è successo quel giorno, perso il lavoro, compagna, figlia.

Non mangio e vado a letto. Vorrei cancellare tutto, vorrei finirla ma prima vorrei cancellarmi dai neuroni di tutti, amici, parenti, Lucia, mia figlia, non voglio far male a nessuno, ma non voglio stare male nemmeno io. Vorrei andare via senza che nessuno se ne accorga, come se non fossi mai esistito veramente, almeno non dovrei sentirmi in colpa per essermene andato. Guardo il sito "Dignitas", in Svizzera, vorrei andare lì. Ma non posso cancellarmi dai neuroni della gente, non posso cancellarmi dalle loro menti, quei piccoli neuroni hanno pezzettini di me, hanno ricordi di me, hanno immagazzinato astratte impressioni della mia esistenza. Poi mi giro nel letto e penso a quanti giorni ci vorrebbero prima che qualcuno si renda conto della mia mancanza, non c'è nessuno con me, almeno prima mi parlavo con Lucia tutti i giorni, adesso non farò più nemmeno questo. Non ho più nemmeno un lavoro ed ho già dovuto portare via da lì tutto a casa, nessuno se ne accorgerà nemmeno al mio lavoro che manco. Non ci sarebbe tanto da cancellare di me, forse solo dalla mente dei miei genitori, di mia mamma e di mio papà, mia sorella e mio fratello, per il resto dagli altri sono già stato dimenticato o lo sarò presto.

Vorrei potermi addormentare, vorrei poter dormire, e non svegliarmi più. Un altro giorno è passato, un giorno che ne ha cancellati tanti, vorrei che fosse l'ultimo.





domenica 24 luglio 2016

La pioggia II

Perché spesso della verità ci vergogniamo, ci vergogniamo del nostro passato e non vogliamo svelarlo, e quella pioggia si trasforma in acquazzone che spazza via fiducia e amore. Nascondiamo la verità che nutre, perché anche se carta colorata e infiocchettata, la bugia ne nasconde la forza.

E non comprendiamo che è nel donare noi stessi, i nostri segreti, anche spiacevoli, come milioni di neuroni che rivelano la loro realtà, le loro sensazioni, impressioni, stimoli, che la mente raggiunge la conoscenza, la forza, la comprensione del mondo, la verità dell'esistenza che sola fa derivare la felicità.

E ci perdiamo in un lago creato dalle nostre dighe interiori, che bloccano il flusso naturale e a volte tracimano violente, in un temporale di stimoli come scariche elettriche nel mare salato in cui si scambiano le sensazioni le cellule del nostro cervello.

sabato 16 luglio 2016

La pioggia

Milioni di neuroni parlano, comunicano tra di loro. Si scambiano segreti, ognuno il suo che concede ad altri che, insieme, creano il messaggio per un altro neurone che ascolta e poi passa quell'informazione finché mille segreti diventano una verità.

Così la pioggia, milioni di gocce, ognuna contenente una rotonda quantità di acqua che insieme parlano alle piante, dissetano gli animali, fanno infuriare i fiumi, raffreddano la terra e lavano la sporcizia. Milioni di gocce, ognuna con il proprio segreto che insieme raggiungono la verità.

Il nostro cervello è un temporale di stimoli, uno scrosciare di indizi che lavano l'ignoranza o affogano la vita, che nutrono le piante o fanno franare le montagne. Dovremmo essere attenti, parsimoniosi con la sua potenza, ma spesso ne scarichiamo la forza incartando la verità nella bugia.

venerdì 15 luglio 2016

Anima II

Chris mi guardava, ancora perplesso, forse confuso, non sapendo cosa rispondermi.

"Sono un essere senz'anima. Ho solo un corpo, la mia anima è morta prima del tempo".
"Forse è meglio così, se non hai rammarichi ..."

"È come se la tua anima dicesse all'anima di un tuo conoscente morto che è meglio così, perché non ha più il corpo, che sente il dolore. Anima e corpo vanno insieme. È vero, senza corpo l'anima non prova più dolore fisico, ma le manca qualcosa. Non me ne ero mai accorto, è come se avessi scoperto solo ora cos'è che non va, mi è morta l'anima. Ma nel momento stesso in cui l'ho capito, mi è tornato tutto così chiaro, ovvio". Poi, cambiando discorso, gli chiedo: "vuoi un altro bicchiere di vino? A che ora devi andare a vedere tua figlia?"

"Mi ha appena scritto, tra 5 minuti esco. Sì, grazie per il vino".

I cinque minuti passano in fretta, esce ed io rimango solo, un corpo vivo ma senz'anima, la mente la sento chiara e lucida ma senza scopo e senza intento, non può esserci scopo o intento quando si vive solo un susseguirsi di attimi, quando si è persa la coscienza del nostro esistere all'interno del tempo. La mente è chiara e lucida, ma stanca, perché si sente cieca.

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell'anima, in realtà l'anima sono gli occhi della mente. La mente decide, ma sono gli occhi a mostrarle la realtà, senza anima la mente è vuota e buia, come un cieco che ha perso la vista e come un sordo che ha perso il suono.

giovedì 14 luglio 2016

Anima

Mi trovavo a casa, a New York, il mio amico Chris era appena passato per salutarmi e per bere un bicchiere di Montepulciano con me.

"Sai come si dà la prova che qualcuno sia vivo?" -gli chiedo.
"Che vuoi dire?" -Chris mi guarda perplesso.
"Se ti rapiscono, e i tuoi parenti vogliono una prova che tu sia vivo ... chiedono una foto di te con un giornale, una telefonata, qualcosa".
"Sì, capisco ..."
"Sai come si dà la prova che si ha un'anima?"
"No, ..."
"Il rammarico! Il rammarico è la prova che la tua anima è viva. La tua anima guarda al passato e pensa che avrebbe potuto fare le cose in maniera diversa. Crea un'altra vita secondo condizioni diverse. Io non ho un'anima, non provo rammarico, non più, non penso a cosa avrei potuto fare diversamente, non desidero una vita diversa. La mia anima è morta, è morta prima del mio corpo".

Chris mi guarda e risponde: "Forse avere dei rammarichi è prova che tu abbia un'anima, ma non averli non è prova che tu non ce l'abbia".

"Quando ho pensato a questa cosa ho capito che il mio problema è che la mia anima è morta".
"Quando sarebbe morta? È successo d'un tratto, pian piano ..."
"Non lo so, me ne sono appena accorto, ieri, pensando a questo, quando ho capito che il rammarico è la prova dell'anima. Sapevo che c'era qualcosa che non andava, ma non sapevo cosa. Adesso capisco, la mia anima è morta. Forse è stata malata per un po', non lo so".
"Cos'è l'anima? Non è eterna?"
"Non so cosa sia l'anima, non so se sia eterna, penso solo che per la maggior parte delle persone l'anima sopravviva il corpo. Non per me. L'anima vive al di fuori del tempo, vive nel presente, nel passato e nel futuro, vive con noi. L'anima è quella cosa che ti fa avere speranze, ti fa avere dei rammarichi per il passato. Io non ho più niente di tutto ciò, vivo solo nel presente, perché la mia anima è morta e mi resta solo il corpo, ed il corpo vive solo nel presente".

"Cos'è la speranza -mi chiede Chris- è il voler essere felici, vivere a lungo?"
"Dipende, ognuno ha speranze diverse".
"Quindi non si può definire perché è soggettiva?"
"Esatto. Però hai bisogno di un'anima per sperare. La mia è morta prima del mio corpo e posso solo vivere nell'istante presente, senza rammarichi per il passato e senza speranze per il futuro, perché il corpo non ha nulla, è l'anima che ci fa vivere la nostra intera esistenza in un continuo temporale, per il corpo la vita è solo una succedersi di attimi".

venerdì 8 luglio 2016

Musica

Che cos'è la musica?
La musica è solo un silenzio stonato.

giovedì 7 luglio 2016

Verona

Ricordo quella volta, dopo la nostra passeggiata attorno all'Arena di Verona, quando ci sedemmo a prendere un aperitivo e ci tenevamo la mano sul tavolino. Eravamo in silenzio, insieme, ci guardavamo e tu pensavi a com'era bello quel silenzio, quelli sguardi che parlavano senza far rumore, quelle espressioni pronunciate senza parole, quel silenzio che ci univa e speravi continuasse per sempre, sperando, volendo, restare sempre con me.

E tra te e te pronunciasti, rispondendo affermativamente, nel tuo pensiero quel voto, che sentivi così forte dentro di te: "tu Lucia prendi Valerio come tuo compagno per sempre, nella buona e nella cattiva sorte, finché parola non vi separi".


martedì 5 luglio 2016

Mostra fotografica

Eravamo a Washington, al Kennedy Center, la tua prima mostra fotografica pubblica. Te l'avevo organizzata io, tu eri emozionata, un po' impaurita, io salii sul palco per introdurti. Tu avevi il tuo discorso davanti a te, anche quello te lo avevo scritto io, in inglese, tu dovevi solo leggerlo.

"Buongiorno, grazie a tutti per essere venuti. Sono felice di essere qui, anche se un po' emozionata, anche se mi sento un po' impacciata nel non potermi esprimere direttamente a voi nella vostra lingua se non con questo pezzo di carta davanti a me, ma non volevo un interprete, volevo potermi rivolgere direttamente a voi nella vostra lingua visto che sono vostra ospite. Queste foto, che ho fatto in tanti anni, rappresentano una parte di me. Una parte della mia vita. Io ho cominciato ad apprezzare la fotografia quando ero già adulta, attratta dalla sua immediatezza. Dipingevo, per diletto, prima di affacciarmi alla fotografia. Ma era diverso. L'arte per me è bellezza, ma è anche espressione di un sentimento, o meglio, è fautrice di sentimenti.

L'arte ispira e lo fa in modi diversi. Per questo l'arte non è mai uguale, per questo l'arte si esprime attraverso mezzi e tecniche diverse, perché la narrativa avvolge e culla, la poesia propone, il cinema accompagna ma la fotografia, ancor più della pittura che ha in sé il suggerimento dell'artista, è solo un lampo di sensazione, rappresenta la visione e non necessariamente la creazione dell'artista, ne trasmette il pensiero della realtà trascendendone la sua interpretazione.

La fotografia è pittura silenziosa ed il silenzio è la musica più completa che ci sia. Vi prego di ascoltare le mie foto, di ascoltare il loro silenzio, nel loro silenzio, nel vostro silenzio.

Grazie a tutti per essere venuti qui oggi".